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Porta la sporta - Shopper Banca Marche riutilizzabili contro l'usa e getta

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Banca Marche aderisce alla campagna "Porta la sporta". E' un'iniziativa nazionale per contrastare l'utilizzo e la proliferazione dei sacchetti di plastica monouso che, dispersi nell'ambiente, continuano a causare danni incredibili e duraturi, specie nei confronti del mondo animale.

Ogni anno 500 miliardi di sacchetti usa e getta vengono prodotti, generando enormi problemi di smaltimento e di inquinamento ambientale. Il modo più intelligente per contrastare tale crescente tendenza è indubbiamente quello di usare borse riutilizzabili.

Come sostenuto da numerose associazioni ambientaliste nazionali ed internazionali, è impensabile sostituire i sacchetti di plastica attualmente consumati con pari quantità di sacchetti biodegradabili in carta o in bioplastica. Per produrre i sacchetti in bioplastica vengono impiegate materie prime vegetali come il mais, tra le altre, distogliendole dalla produzione ad uso alimentare. Secondo la FAO l’utilizzo intensivo delle coltivazioni, come già avviene da alcuni anni per la produzione di biocombustibili, potrebbero minacciare l’approvvigionamento alimentare oltre a favorire una drammatica deforestazione. Qualunque prodotto “usa e getta", a prescindere dal fatto che sia biodegradabile o no, proprio a causa delle enormi quantità oggi utilizzate, finisce col costituire un insostenibile consumo di materia ed energia.

I nuovi shopper Banca Marche recano il logo della campagna citata e l'invito al loro riutilizzo per la spesa o per ogni altro uso quotidiano.
Gli shopper Banca Marche da soli non salveranno certo l'ambiente, però saranno sicuramente una significativa testimonianza ed un pur minuscolo tassello nella...grande sfida ecologica planetaria.

Talvolta anche una piccola idea può contribuire ad innescare virtuosi atteggiamenti responsabili nel territorio, per il territorio.

Per maggiori dettagli ed approfondimenti informativi, consulta il sito della campagna “Porta la sporta":

www.portalasporta.it

 

Alcuni cenni informativi sul problema ecologico e sull'iniziativa in oggetto

I SACCHETTI MONOUSO E ALCUNI DATI SULLA PLASTICA

  • Nel mondo annualmente vengono prodotti oltre 500 miliardi di sacchetti usa e getta!
  • La produzione di plastica assorbe l'8% della produzione mondiale di petrolio
  • Al ritmo di crescita attuale il mondo produce 200 milioni di tonnellate di plastica all'anno di cui solamente il 3% viene riciclato; in altre parole 96% della plastica prodotta a livello mondiale non viene riciclata
  • La produzione mondiale della plastica sta crescendo al ritmo del 3,5% all'anno e questo significa che ogni 20 anni la quantità di plastica prodotta raddoppia
  • La produzione di 200 milioni di tonnellate prodotte annualmente circa la metà viene usata per produrre articoli monouso o imballaggi che vengono buttati entro l'anno
  • I relativi detriti si accumulano nell'ambiente e il problema è in rapida crescita.
  • In Europa si producono 100 miliardi di sacchetti all'anno e gli italiani,  con un utilizzo di circa 20 miliardi di pezzi all'anno sembrerebbero esserne i consumatori  più attivi
L'INQUINAMENTO DA PLASTICA NEI MARI E NELLE COSTE

Circa 4/5 del rifiuto in mare arriva da terra sospinto dal vento o trascinato da scarichi d'acqua e fiumi . Solamente il 20% proviene da rifiuti dispersi in mare dalle navi. Quasi il 90% del rifiuto galleggiante in mare è costituito da plastica.
Si stima che sia finito in mare il 5% di tutta la plastica prodotta dagli anni 50 in poi.

Nel giugno del 2006 un rapporto elaborato all'interno di un programma di salvaguardia ambientale delle Nazione Unite ha stimato in circa 20.000 unità i detriti più o meno grandi presenti in 1 Km quadrato di superficie marina. In alcune aree maggiormente compromesse la quantità di unità in detriti presenti superava i 400.000 pezzi per Km quadrato.

Le spiagge inglesi contengono una media di 2.000 pezzi di detrito plastico per ogni chilometro considerando in questo conteggio pezzi di una certa grandezza. La quantità di piccole parti di plastica presente sulle spiagge in 1 metro quadro può variare da 10 a 100 pezzi presenti nelle aree maggiormente inquinate.

In Inghilterra l'ente nazionale per la protezione del mare, The Marine Conservation Society che promuove campagne di pulizia di spiagge e coste ha rilevato rispetto alle prime ricerche effettuate nel 1994 un aumento del rifiuto plastico pari al 126%.
Negli ultimi 10 anni la quantità delle bottiglie di plastica abbandonata è aumentata del 67 %, quella dei sacchetti di plastica del 54% e quella dei mozziconi di sigaretta del 44% (non biodegradabili poiché contengono acetato di cellulosa).

EFFETTI SULLA FAUNA MARINA

A livello mondiale sono almeno 143 le specie marine che sono rimaste vittime di entanglement (quando gli animali rimangono imbrigliati in sacchetti, reti o altri rifiuti plastici e finiscono per morire di fame, soffocamento o annegamento) con la quasi totalità delle specie di tartarughe marine che inghiottono i sacchetti scambiandoli per meduse, la loro preda principale. Le specie che inghiottono plastica sono stimate in 177 di cui il 95% è costituito da uccelli marini.

Trattandosi di plastica ciò che ha causato la morte dell'animale torna libero di fare altri danni una volta che l' organismo si è decomposto.

E' stimato che:

1 milione di uccelli marini muoia strozzato o a causa dell'ingestione di plastica proveniente da rifiuti urbani o reti da pesca dismesse e abbandonate;
oltre 100.000 tra mammiferi marini e tartarughe subiscono la stessa sorte.

Quello che ad un primo sguardo potrebbe sembrare un mosaico è il contenuto estratto dallo stomaco di un albatros, spazzolino incluso. Questa foto è stata scattata da Rebecca Hosking.
L'opinione pubblica spesso si chiede qual'è il rifiuto plastico più dannoso o più massicciamente presente nell'ambiente se si tratta del sacchetto o reti da pesca o del pericolosissimo imballaggio plastico a sei anelli che tiene insieme le confezioni a lattine...
La risposta è che tutta la plastica è dannosa a causa della sua indistruttibilità e permanenza quando dispersa nell'ambiente. Non essendo biodegradabile non si dissolve ma si frantuma molto lentamente in parti sempre più piccole.
Frantumandosi raggiunge formati sempre più minuti così da poter essere ingerita da ogni organismo che abita gli oceani passando dai minuscoli crostacei Krill o salpe che costituiscono lo zooplancton per arrivare sino alla balena.

Charles Moore
fondatore e ricercatore di Algalita Marine Research Foundation effettua un primo studio nel 1999 effettuando prelievi di acqua a vari livelli di profondità e analizzando il contenuto in laboratorio. La quantità di queste microparticelle plastiche superava la percentuale di zoo plancton presente in acqua mediamente in un rapporto di 6 a 1 e di 30 a 1 (30 volte più plastica) in aree più compromesse. Successivi rilevamenti effettuati nel 2007 riscontrano che la percentuale di plastica si è quintuplicata. Studiosi di Algalita e di altre associazioni di ricerca marina sono arrivati sulla base dei loro studi scientifici alla convinzione, che la plastica potrebbe aumentare del 100% ogni TRE anni. Purtroppo l' incremento annuale degli ultimi anni fa temere che questa previsione sia IN DIFETTO.

LA PLASTICA E LE SOSTANZE CHIMICHE INQUINANTI

La plastica in mare agisce come una spugna attirando tutte quelle sostanze chimiche idrorepellenti come quelle raggruppate nella categoria chiamata inquinanti organici persistenti POP's (acronimo di Persistent Organic Pollutants) ma anche metalli pesanti come mercurio zinco e piombo che vengono assorbiti dalla superficie dei detriti plastici in concentrazioni fino ad un milione di volte superiori a quella contenuta nell'acqua marina.

Queste sostanze chimiche finite in mare nel corso degli anni sono contaminanti molto resistenti alla decomposizione che impiegano decine di anni prima di decadere con evidenti proprietà tossiche.

Altre sostanze dannose per la nostra salute sono gli ftalati, additivi chimici impiegati nella lavorazione della plastica per produrre pellicole, giocattoli o oggetti in PVC. Esperti statunitensi hanno stimato che i bambini da 0 a 3 anni assorbono attraverso ciucciotti, massaggia-gengive e giocattoli di plastica da 62 a 665 mg di ftalati.

Definiti con le sigle Dehp, Dinp, Didp e Bbp sono i più abbondanti composti chimici creati all'uomo che finiscono nell'ambiente.

E' stato dimostrato che questi contaminanti possono migrare nei cibi, specialmente quelli grassi o contenenti alcol. Con il passare degli anni si accumulano nei tessuti degli organismi viventi, alterandone il sistema ormonale, causando tumori, danni a fegato e reni, disfunzioni del sistema riproduttivo e alterazioni del sistema immunitario e ormonale.

Tutte queste sostanze chiamate "distruttori endocrini" colpiscono in gruppo; dall'ambiente risalgono la catena alimentare fino all'uomo e, nei cibi, si miscelano in un cocktail velenoso per l'equilibrio ormonale che può provocare seri danni durante lo sviluppo embrionale e nei primi anni di vita del bambino con conseguenze su sistema riproduttivo, difese immunitarie e sistema nervoso.

Perché usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche cento anni?
Stiamo parlando del sacchetto di plastica che spesso ci viene dato "gratuitamente" ma per cui tutti paghiamo un caro prezzo!
  • Costituisce un'inutile spreco di risorse energetiche non rinnovabili, deriva dal petrolio
  • Deturpa e inquina per centinaia di anni ogni luogo del pianeta
  • Per opera di agenti naturali e attraverso scarichi e corsi d'acqua raggiunge mari e oceani dove diventa un serial killer.
I sacchetti uccidono ogni anno oltre centomila esseri viventi:
mammiferi marini, tartarughe, uccelli,... che li inghiottono scambiandoli per cibo o che vi rimangono intrappolati morendo per fame o asfissia.

Messaggio dell'Associazione PLS:

"ORA LO SAI, PARTI DA QUESTO PICCOLO GESTO PER MODIFICARE STILI DI VITA INSOSTENIBILI, FAI UN USO INTELLIGENTE DELLE RISORSE DEL PIANETA..."