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Sorta
come eremo sul finire del X secolo, risentendo dell'influenza
dell'esperienza ascetica di San Romualdo, l'abbazia si situa in
uno splendido contesto naturale alle falde del Monte Catria. Nel
1037 vi giunse San Pier Damiani, il quale svolse un ruolo decisivo
per lo sviluppo e l'espansione del monastero, dettando le regole
incentrate sullo spirito della riforma. Divenne abbazia solo nel
1325, quando la Congregazione Avellanita era ormai presente su
tutto il territorio marchigiano ed anche oltre. Nel 1569 Papa
Pio V cedette l'abbazia ai monaci camaldolesi, i quali, dopo un
periodo di assenza nel secolo scorso, vi fecero ritorno nel 1935
sotto forma di piccola comunità. Il complesso si presenta
molto articolato e ricco. Da un vasto piazzale si accede alla
chiesa, edificata a croce latina tra il XII e il XIII secolo:
la copertura è a volta a botte a sesto acuto ed il presbiterio
é fortemente rialzato. La cripta risale all'XI secolo ed
é coperta con volte a crociera con archi molto ribassati.
Sono da visitare il chiostro, dell'XI secolo; lo scriptorium,
dotato di due file di finestre per catturare la luce diurna fino
all'ultimo raggio; la sala capitolare. Di notevole importanza
la ricca biblioteca, che conserva più di 20.000 volumi.
L'insieme degli edifici, che pur hanno subìto interventi
rilevanti di ampliamento durante il XV secolo per conto del cardinale
Giuliano della Rovere (futuro Papa Giulio II), continua a esprimere
una intensa suggestione.
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