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Una
antica tradizione dipinge San Catervo come il Santo al quale si
attribuisce la propagazione del cristianesimo nell'area di Tolentino.
Alla moglie di questi, Settimia Severina, si deve la realizzazione
del sarcofago in cui il Santo fu sepolto, oggi ancora visibile,
e di una cappella funeraria (Phanteum cum tricoro). In alcune
pergamene dei secoli XI-XII l'abbazia viene menzionata per la
prima volta come "cella" dedicata a Santa Maria e dipendente dalla
abbazia di S. Salvatore Maggiore di Rieti. Nel XIII secolo la
chiesa si presentava molto deteriorata e perciò fu ricostruita
inglobando la cappella funeraria di San Catervo nella nuova costruzione,
che all'interno presentava tre navate. Oggi restano perciò
solo poche testimonianze del passato: il sarcofago; una lunetta
del IX secolo rappresentante Gesù tra gli Arcangeli Michele
e Gabriele ed i Santi Pietro e Paolo; un ambiente dell'antica
cappella funeraria detto "carcere di San Catervo" con tracce di
affreschi d'epoca romana e del secolo XIV. Nel XIX secolo la chiesa,
eletta a cattedrale di Tolentino, fu completamente riedificata
nelle forme neoclassiche odierne dall'architetto Filippo Spada,
il quale cambiò anche l'orientamento della stessa, mantenendo
sul fianco laterale il portale in pietra del XIII secolo.
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