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La fondazione
di questa abbazia si fa risalire al tempo di Ageltrude, regina
longobarda vissuta nel IX secolo: nell'XI secolo visse il periodo
di massimo splendore, annoverando possedimenti nei territori di
Pollenza, Treia, Recanati e Tolentino. Il suo declino iniziò
con il graduale affermarsi della vicina abbazia di Fiastra e culminò
nel 1438, quando si unì all'abbazia di San Lorenzo in Doliolo.
Nel secolo XV l'abbazia venne in parte distrutta dai soldati di
Francesco Sforza e subì nel corso dei secoli numerose modifiche:
dell'antica costruzione romanica restano oggi solo la magnifica
cripta, suddivisa in cinque navatelle con copertura a crociera,
e l'interessante parte absidale. L'abbazia
fu edificata sui resti di un'antico tempio pagano dedicato alla
dea Bona, protettrice della fertilità e della natura, come
sembrerebbe confermare un documento risalente all'anno 898, in
cui viene denominata "de Arabona". Tale ipotesi è ancor
più confermata dal copioso materiale archeologico romano
e preromano rinvenuto nell'area circostante, largamente impiegato
per la sua costruzione, e dalla recente scoperta di un ipogeo
a base quadrangolare coperto da crociera sotto la scalinata che
conduceva alla cripta, identificabile con ogni probabilità
con l'antico santuario dedicato alla dea Bona. Attualmente sono
in corso lavori di restauro in via di ultimazione.
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