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Il
priorato di San Marco alle Paludi fu fondato verso la fine dell'XI
secolo, in un'area dove molto probabilmente preesisteva un antico
oratorio cristiano. Di fondamentale importanza fu l'opera di bonifica
dei monaci grazie alle quale fu restituita vita alla circostante
zona paludosa della piana del Tenna. Annesso all'antico monastero
era un lazzaretto per i lebbrosi dove i monaci raccoglievano i
numerosi reduci dalle crociate: esso venne poi convertito in ospedale
per la cura degli infermi dei paesi limitrofi. Con una bolla,
datata 5 luglio 1256, il pontefice Alessandro IV poneva il monastero
sotto la speciale protezione papale. Nel secolo XV iniziò
il periodo di decadenza, dovuto all'esiguità numerica dei
monaci, alla chiusura del lazzaretto-ospedale e alle continue
incursioni piratesche. Il 27 dicembre 1463 i monaci abbandonarono
il monastero per rifugiarsi in quello di Santa Caterina a Fermo,
assumendone tutti i beni e i privilegi: in quell'occasione Pio
II conferì al suo superiore il titolo di abate e il titolo
di abbazia fu esteso anche all'abbandonato monastero di San Marco,
che versò in condizioni rovinose e venne riedificato all'inizio
del XX secolo. Dell'antico edificio restanno solo quattro archi
del XIII secolo e qualche frammento in pietra inglobato nelle
pareti esterne della chiesa e del campanile.
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